Come cambiata negli ultimi 30 anni la produzione in Valle?
Negli anni Sessanta, la produzione era sostanzialmente indirizzata verso sovrapposti, preferibilmente calibro 12 o anche calibri diversi, ma sempre su bascule 12 (raramente si vedevano bascule dimensionate in base al calibro) di alcune doppiette, provenienti tutte dalla stessa "serie", che si differenziavano per le finiture. Con l'avancarica degli anni Sessanta, iniziata la prima diversificazione della produzione a cui sono seguite quelle dei fucile da caccia, con una pluralit di modelli completamente diversi tra loro e calibri diversi. Ma alla produzione del "due canne, seguita la produzione di automatici non soltanto appannaggio della grossa azienda. Infine, pistole di varia natura e fucili da caccia a canna rigata: questi ultimi non rientravano assolutamente nella tradizione gardonese: soltanto con l'avancarica si comincia a esplorare il mondo della canna rigata. Attualmente, la produzione di fucili a canna rigata consistente e di alta qualit.
Anche la figura dellimprenditore delle armi si parecchio evoluta. Lidentikit del nuovo armaiolo della Val Trompia
L'imprenditore odierno soprattutto un imprenditore tecnologico, che gira il mondo e parla almeno una seconda lingua, anche se, probabilmente, meno abile con la lima e delega i maestri che, fortunatamente, anche se in piccola quantit, sono ancora presenti nelle aziende. anche un operatore pi associazionista che, rispetto agli anni passati, dialoga con i colleghi e, sia pur con molti limiti, disponibile a mettere a punto strategie per il futuro dellazienda. sicuramente un imprenditore che ha frequentato scuole professionali, ma anche amministrative, con diversi interessi culturali. Frequentare fiere internazionali l'ha reso cittadino del mondo, attento agli eventi internazionali, conscio che possono condizionare il suo lavoro. In molti casi, pi preparato di colleghi di altri settori, sia su temi in materia di cambi sia su quelli inerenti la realt della politica internazionale e delle norme che caratterizzano il settore dei vari Paesi. Attento anche alle esigenze dei clienti, si pone sempre di pi questioni di marketing, prima e dopo la vendita.
Ci sono settori della produzione armiera in cui noi italiano possiamo considerarci leader mondiali?
Sicuramente le armi fini, le armi storiche, ma anche le armi da caccia tradizionali, considerando che per queste ultime la media alta. Possono esistere delle eccellenze straniere, ma in questi casi si tratta di cantori fuori dal coro. Nel caso italiano, invece, la qualit media elevata e appartiene a tutte le aziende, cosa che continua a rendere il prodotto italiano particolarmente ambito. Ovviamente, gli esterofili esistono anche in Italia.
Qual la percentuale delle armi prodotte destinate allexport?
Il 90% della produzione va all'estero, in alcuni casi si tocca il 95%. L'utenza italiana soffre di esterofilia e di condizionamento pubblicitario. Ci sono piccole o medie realt che meriterebbero molto di pi. Pu essere che la colpa sia anche dei produttori che non svolgono in Italia lo stesso ruolo di marketing come all'estero, ma una buona colpa delle armerie che preferiscono mettere a magazzino prodotti pi conosciuti e non sempre riescono a riconoscere la qualit dei prodotti meno noti. Ci vale anche per tipologie di prodotti, che si tolgono dalla loro quotidianit. Un esempio immediato: armi ad avancarica e cowboy action. Continuano a essere viste come unattivit per pochi appassionati, quando nel mondo diventata unattivit economica sostitutiva o perlomeno collaterale a quella venatoria.
Oltre al mercato statunitense stanno crescendo altre realt: che cosa si sta facendo per entrare in questi nuovi mercati?
Cina e Russia sono mercati che per il momento non danno risultati economici, si vendono alcuni pezzi in Russia, ma soltanto di alto livello. Ovviamente, vanno mantenuti sotto osservazione, ma devono essere "inventati" i sistemi di distribuzione e per la maggior parte devono arrivare a una migliore ridistribuzione del reddito. Altri Paesi si stanno affacciando come, per esempio, Sudafrica, Asia e i Paesi balcanici, ma sempre in piccole dosi.
Allestero come viene percepito il made in Italy delle armi?
Il made in Italy ben visto allestero, ma non sempre viene compresa la differenza di prezzo con prodotti spagnoli e turchi. Soltanto gli intenditori rimangono affascinati e fedeli, altri purtroppo sono destinati a emigrare su altri produttori. La nostra qualit vale il prezzo richiesto. Avremmo bisogno di una campagna pubblicitaria pubblica, che supportasse il made in Italy delle armi, come per altri settori, ma i nostri amministratori si vergognano della nostra produzione, per poi cambiare idea il giorno prima delle elezioni. Il mondo mediatico contro di noi e il rischio concreto quello di ridurre gli stimoli di molti imprenditori.
Si parla di crisi: come sta reagendo il settore dei produttori?
Non ci sono soldi da spendere da parte dell'utenza nazionale e internazionale. Il dollaro ancora troppo basso e i nostri prodotti costano il 40% in pi rispetto ad alcuni anni fa. I produttori stanno cercando di difendersi, riducendo costi e investimenti. Alcuni propongono nuovi modelli. Diciamo che tutti sono convinti che anche questa crisi passer. Lo speriamo tutti.
