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Articoli e approfondimenti

Un marchio Doc a Gardone

Armi & Tiro - 1 novembre 2005
Con il vice presidente Giovanna Fausti, continuiamo il viaggio alla scoperta delle strategie che il Consorzio sta mettendo in campo per uscire dalla crisi internazionale e per garantire un futuro di successi a tutto il comparto. Il marchio di "origine controllata'' un'idea che potrebbe ulteriormente qualificare la produzione della Valle

Dopo L'evoluzione di un'arte del mese scorso, sette domande con il presidente del Cab, Pierangelo Pedersoli, che ha spiegato come si sta evolvendo la figura dell'armaiolo a Gardone, ora la volta di Giovanna Fausti, vice presidente del Consorzio e imprenditrice (con le sorelle Elena e Barbara gestisce l'azienda di famiglia Fausti Stefano) conosciuta in tutto il mondo, come conferma il recente accordo con Ed Weatherby per la produzione a Marcheno (Bs) delle doppiette con il marchio della celebre azienda californiana.

Con Giovanna Fausti, continuiamo questo viaggio alla scoperta di un'arte alla quale le nuove tecnologie da una parte e la crisi economica internazionale degli ultimi anni dall'altra, hanno impresso profondi cambiamenti.

Se potessi scegliere una cosa da attuare subito per il rilancio del settore armiero, che cosa faresti?

"Come Consorzio, abbiamo gi parecchi progetti nel cassetto. Da un po' di tempo, io e altri associati stiamo anche pensando a un'idea, che non appena sar possibile sar sottoposta al consiglio direttivo del Cab: un marchio da creare appositamente, che verrebbe apposto dal Banco di prova su tutte le armi di produzione italiana. Un marchio che certifichi che almeno il 90% dell'arma effettivamente fabbricato in Italia".

Una vera e propria Denominazione di origine controllata.

"Praticamente s. Quella di proteggere la nostra produzione dalla concorrenza un'esigenza che tutti i produttori sentono molto. senza dubbio un progetto ambizioso, non facile da attuare, ma il fatto che questa idea sia condivisa da molti potrebbe accelerare i tempi".

Quali sarebbero i vantaggi?

"Questi ultimi anni, nonostante una contrazione del mercato statunitense dovuta principalmente a un cambio dollaro­euro molto sfavorevole, ci hanno insegnato che il prodotto italiano piace sempre. Certo, si produce meno perch si vende meno, ma difficilmente un distributore straniero abbandona completamente un prodotto italiano a favore di uno turco o proveniente dall'Est Europa. Quando un americano vuole acquistare un bel fucile, continua a scegliere il made in Italy. Noi dobbiamo partire proprio da qui: difendere la nostra qualit. Il cliente deve avere la certezza che quando acquista un fucile, una pistola o una replica con il nome italiano, quell'arma veramente prodotta nel nostro Paese".

Alla fine, quindi, la qualit paga, anche nei momenti di crisi.

"Soprattutto nei momenti di crisi. Credo di interpretare il pensiero di tutti i nostri associati quando dico che questa la strada da percorrere: la crisi e la concorrenza si battono soltanto con la qualit. Non possiamo rincorrere il prezzo: in Italia, i costi di produzione non possono essere paragonati a quelli di altri Paesi emergenti, perci dobbiamo giocare altre carte".

E quali sono le carte vincenti?

"La nostra tradizione, l'inimitabile gusto italiano, la qualit delle nostre lavorazioni. E poi non dimenticherei anche l'elasticit dei nostri artigiani. La nostra realt composta da aziende di medie dimensioni, molte delle quali, negli ultimi anni, hanno compiuto un deciso salto di qualit, introducendo centri a controllo numerico e una maggiore automazione dei cicli produttivi. Nonostante ci, i nostri artigiani hanno mantenuta intatta la capacit di adeguarsi alle diverse esigenze dei mercati di tutto il mondo".

L'Europa, gli Stati Uniti e adesso anche la Russia e l'Est Europa: cambiano gli scenari dell'export.

"Dobbiamo esplorare nuovi mercati, non possiamo restare fermi. E anche in questo il Consorzio sta affiancando le aziende: siamo da poco rientrati da una fiera a Mosca, proprio per aprire la strada a un eventuale, massiccio "sbarco" delle nostre aziende in questo mercato. Non possiamo certamente sperare di sostituire quanto perso negli Stati Uniti, ma esistono comunque nuove opportunit"

Quali difficolt potreste incontrare sul mercato russo?

"Ogni mercato fa storia a s: ci sono grandi differenze tra Russia e Stati Uniti, ma tante sono anche le differenze tra Europa e Stati Uniti. E qui viene fuori la capacit delle nostre aziende di saper interpretare i gusti di clienti cos diversi tra loro. L'impressione, comunque, che ci sia un ritorno verso il prodotto classico: piacciono sempre tanto le doppiette, ma anche nei sovrapposti a fianco di nuove tendenze come il camouflage, resta alta la richiesta di armi con calci curati e incisioni di pregio".

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