Homepage Alt+h

Articoli e approfondimenti

Il made in Italy un valore

Armi & Tiro - 1 febbraio 2006
Luca Rizzini uno dei "veterani" del Consorzio e con lui abbiamo fatto un bilancio del primo anno di attivit del direttivo. Al primo posto, il titolare della F.A.I.R. pone la difesa del prodotto "tutto italiano" con il Cab a fare da garante. L'importanza di esplorare nuovi mercati e di consolidare i buoni rapporti con le istituzioni locali

Da quasi quindici anni ininterrottamente consigliere del Consorzio armaioli bresciani e per il terzo mandato consecutivo gli stata affidata la carica di vice presidente, che condivide con Giovanna Fausti. Luca Rizzini da sei anni presidente della F.A.I.R., l'azienda fondata nei primi anni Settanta (1971) dal padre, e conosce molto bene non soltanto il mercato italiano, ma anche quello europeo e statunitense. Sia come imprenditore sia nella sua carica istituzionale di vice presidente del Cab, uno strenuo difensore della "italianit" del prodotto "arma".

"Lo dice la nostra storia, ma lo dicono anche i nuovi mercati che abbiamo cominciato a esplorare in questi anni di difficile congiuntura internazionale", ci spiega nel suo ufficio di Marcheno (Bs), dove ha sede la Fair.

"Qualche mese fa, per esempio, siamo andati alla fiera di Mosca e in quell'occasione abbiamo avuto l'ennesima conferma che anche un pubblico nuovo come quello russo percepisce il fucile italiano come un prodotto di lite. Per anni, nell'ex Unione Sovietica il mercato stato monopolizzato dalle armi provenienti da Germania e Austria, ma io credo che il cacciatore medio russo abbia gusti ed esigenze molti simili ai cacciatori del centro Europa e, quindi, molte nostre aziende sono gi pronte per offrire un prodotto che sar gradito".

La fiera di Mosca che cosa ha insegnato a voi del Cab?

"Alcuni nostri associati avevano aperto la strada autonomamente, partecipando gi a qualche edizione, ma dopo il viaggio conoscitivo dell'ottobre scorso della nostra delegazione abbiamo nuove informazioni. Le difficolt pi grosse che incontreremo sono legate a una rete distributiva quasi inesistente. Le citt importanti nell'intera Russia sono una decina, ma la parte preponderante del mercato delle armi ruota intorno a San Pietroburgo e Mosca. Fuori da queste "rotte" veramente difficile far arrivare i prodotti".

Quali sono i vantaggi che riserva questo nuovo sbocco di mercato?

"Credo che quello che molti produttori stanno sviluppando in Russia sia un investimento di risorse e di idee dal quale aspettarsi risultati nel medio e lungo periodo. Ci vorr, insomma, un po' di tempo, qualche anno ancora, ma credo che le potenzialit siano buone. I "nuovi ricchi" possono permettersi fucili di lusso, senza fare grandi numeri, le armi di basso livello sono prodotte anche dalle stesse aziende russe. Con i nostri prodotti, noi dobbiamo raggiungere quella fascia media di clienti che in pieno sviluppo in questi anni".

Il consiglio di cui fai parte al lavoro da poco pi di un anno: si pu gi fare un bilancio?

"Una delle prime decisioni importanti che ha preso il nuovo direttivo stata quella di scegliere Giovanna Fausti come uno dei due vice presidente. Fuori dal nostro ambiente, molto importante far passare l'idea che il nostro non un mondo maschilista, come pensa la stragrande maggioranza delle persone. Il 2005, comunque, stato un anno intenso, che ci ha visti impegnati su molti versanti". Proprio con Giovanna Fausti abbiamo parlato di un marchio doc per le armi di Gardone.

"Sono assolutamente d'accordo, quello del marchio di garanzia deve essere una delle nostre priorit, direi che un'esigenza fondamentale per continuare a imporre il made in Italy nel mondo. Dobbiamo distinguere tra chi produce e chi commercializza soltanto armi. Non basta mettere un punzone del Banco di prova per affermare che l'arma prodotta in Italia".

Dove va il Cab?

"Noi ci muoviamo essenzialmente in due direzioni: la promozione a livello internazionale dei prodotti dei nostri associati e il lavoro "diplomatico" con le istituzioni locali. Faccio un esempio: lontano da Gardone, a pochi interessano i rapporti tra i nostri associati e la questura di Brescia, ma per noi sono fondamentali per poter lavorare serenamente. In questo senso, il Cab non ha mai smesso di lavorare e collaborare con la questura stessa, ma anche con il Banco di prova, con l'amministrazione comunale di Gardone Val Trompia, con la Camera di commercio e con tutte le altre istituzioni locali che investono e credono nel nostro settore".

E lontano da Brescia come vanno le cose?

Tutto sommato abbastanza bene, anche se non sempre tutti capiscono la passione, la fatica, l'amore che i nostri costruttori mettono nelle aziende. Dobbiamo far capire che noi produciamo armi sportive". Qualcuno, per, vorrebbe cambiare le regole.

"La mia speranza che le norme che regolano il mondo delle armi non siano cambiate. Credo che quelle che ci sono ora siano ancora valide. Cambiare in senso restrittivo significherebbe mettere a rischio in un intero comparto come il nostro che ha una storia secolare ed apprezzato in tutto il mondo".

Logo

2006 Consorzio Armaioli Bresciani - P. Iva IT01805800982
Via G. Matteotti, 325 - 25063 Gardone Val Trompia (BS) ITALIA | Tel +39 030 831752 | Fax 39 030 831425
Home page | La storia del Consorzio | News e corsi | Approfondimenti | Materiale informativo | Elenco Associati | Contatti | Link utili | English | Informazioni sul sito | Web project by Fabsoft | xHtml 1.1 | Css