La crisi crisi. Per tutti. Da questa pesante recessione non si salvano nemmeno le aziende produttrici di armi sportive. Shot Show che si tenuta a gennaio a Orlando, nata sotto auspici non certo favorevoli e molti produttori si sono presentati all'importante appuntamento con fievoli speranze. I messaggi e i segnali che sono arrivati dalla mostra internazionale sono, per certi aspetti, variegati. stato un bagno di folla: moltissima gente ha visitato gli stand e questo significa che il mondo delle armi sportive conta ancora molti curiosi e appassionati. Com'era previsto, tuttavia, gli ordini sono stati scarsi. I motivi sono molti. A livello internazionale il novello presidente degli States rappresenta un'incognita: la possibile nuova normativa che darebbe un giro di vite alla vendita di alcune tipologie armi semiautomatiche non rappresenta certo una prospettiva rosea per i produttori, anche se in questa difficilissima fase congiunturale il buon Obama ha altro a cui pensare; l'andamento ondivago del signor Dollaro, inoltre, rende precario e incerto il profitto, ormai abbastanza risicato, derivante alle aziende dalle esportazioni.
A queste problematiche si aggiungono le annose questioni a livello interno che hanno fatto del settore armiero una cenerentola del made in Italy. Le varie Amministrazioni pubbliche, sulla scia di una concezione limitata e limitativa, ben poco hanno fatto per potenziare l'immagine sul mercato nazionale e internazionale dei produttori di armi sportive.
In questo quadro non rientrano le piccolissime aziende che producono armi sportive di alta qualit. Sono piccoli opifici che risentono marginalmente della crisi e che si sono affermati principalmente grazie al loro lavoro e alla loro capacit di creare una solida rete di conoscenze lavorando duramente. Ma un mercato di nicchia ad alto valore aggiunto e a basso contenuto di manodopera e con indotto quasi nullo. Sono produttori che non hanno bisogno di ampliare il loro mercato avendo una limitatissima produzione su commessa. Ben diversa invece la situazione della piccola e media azienda che in questa fase si ritrova a fare i conti con continui e costanti rincari: dalle assicurazioni sul prodotto all'energia alle materie prime e deve gestire una forza lavoro formata da capi famiglia che devono sopportare, ultimi anelli della catena, una crisi pesante.
La ormai storica collaborazione tra Consorzio Armaioli Bresciani e Camera di Commercio di Brescia ha consentito e consente una presenza costante delle principali aziende del settore a livello internazionale ma rimane vistoso il vuoto lasciato dalle Amministrazioni locali che non riescono a sviluppare un tessuto armonico, un progetto equilibrato di rilancio del settore dell'arma sportiva. L'aspetto pi deludente di questa mancanza che da anni i produttori pongono sul tavolo progetti e iniziative volte a sviluppare a livello di immagine e di integrazione produttiva il settore che, peraltro, non disperso su una vasta area geografica, ma per svariati e non sempre conosciuti motivi le proposte cadono nel vuoto o hanno vita breve.
peraltro anche vero che, nell'analisi storica, l'arma sportiva non ha mai fatto registrare picchi positivi o negativi mantenendo un sostanzialmente costante andamento nel corso degli anni. Come afferma il Presidente del Consorzio Armaioli, quindi, Pierangelo Pedersoli "Il nostro prodotto torner a suscitare l'interesse degli operatori; non si pu dire quando ma certamente torneremo a produrre e vendere il nostro prodotto". Le prossime EXA e IWA potranno forse dare indicazioni pi precise e, si spera, finalmente positive.
