La recessione internazionale che sta sconvolgendo il mondo produttivo non risparmia le aziende produttrici di armi sportive, ma con effetti diversi.
La SIACE di Gardone Val Trompia, fondata nel 1958 e rilevata dai f.lli Gelmini nel 1995, conta 4 dipendenti e i due titolari Giuseppe e Ivano, per una produzione annua di 150 armi circa, soprattutto doppiette a canne lisce e rigate, rivolte alla fascia media di mercato Tra i clienti principali oltre all'Italia, gli USA e la Russia. La ditta si avvale di aziende esterne soprattutto per i trattamenti superficiali come bruniture, cromature, verniciature legni, cementazione e tempera delle bascule mentre le lavorazioni meccaniche sono eseguite tutte all'interno. "La crisi si fa sentire soprattutto nelle esportazioni - sottolineano i titolari - nel 2008 abbiamo esportato il 50% circa della nostra produzione totale, ma le prospettive per il 2009 non sono altrettanto rosee: la crisi economica internazionale e le forti oscillazioni del dollaro al momento non fanno ben sperare. Tuttavia non ci sentiamo di essere catastrofici', attendiamo le fiere IWA e EXA per aver un quadro pi chiaro della situazione. Dal nostro punto di vista il settore armiero dovr superare un difficile 2009 ma siamo certi che i cacciatori continueranno a difendere e a coltivare la loro passione e la loro tradizione. Pertanto crediamo fortemente che il mercato italiano si riprender".
La Fabbri snc di Fabbri Ivo e Fabbri Tullio, di Cortine di Nave, fondata nel 1965, si colloca invece nella fascia alta del mercato. Conta 15 dipendenti per una produzione di venticinque pezzi all'anno che vengono esportati in tutto il mondo. Il fucile viene realizzato interamente all'interno della manifattura e all'esterno vengono eseguite solamente le pregevoli incisioni. Un prodotto, quindi, ad alto valore aggiunto. "Anche noi - precisa Tullio - risentiamo della crisi, anche se, per il momento, pi che altro solamente a livello psicologico. Abbiamo infatti ancora alcuni anni di ordini in portafoglio. Certo che se questa situazione si protrae non possiamo certo pensare in positivo".
A fronte quindi di un quadro generale di un'economia senza rotta e con prospettive nere, sembra che il settore dell'arma sportiva risenta in maniera un po' meno traumatica della crisi, grazie anche alla qualit generalizzata della produzione e alla caparbiet degli imprenditori.
